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La frazione di Stropino
La frazione di Stropino
Stropino è sito su un pianoro a quota 500 m s.l.m., volto a Sud-Ovest e circondato da tre colli: la Motta Vinea a Nord, la costa del Monte Falò ad Est, la cima della Motta Rossa, Monte Ber, a Sud, e la piana di Carpugnino a Ovest, con vista frontale del Mottarone.
L’esistenza di Stropino si presume risalga ai primi Imperatori Romani.
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Patrimonio culturale
Descrizione
Stropino è sito su un pianoro a quota 500 m s.l.m., volto a Sud-Ovest e circondato da tre colli: la Motta Vinea a Nord, la costa del Monte Falò ad Est, la cima della Motta Rossa, Monte Ber, a Sud, e la piana di Carpugnino a Ovest, con vista frontale del Mottarone.
L’esistenza di Stropino si presume risalga ai primi Imperatori Romani.
Il Sacerdote Pierantonio Destefanis nelle sue “memorie storiche su Carpugnino ed i suoi dintorni” del 1878, scrive : “una memorabile scoperta fatta nel 1818 da Francesco Falciola, poco al di sotto dell’abitato, fece rumore e io pure andai a vedere, per curiosità, gli oggetti esposti nella sala dell’avv. De Bernardis, proprietario del fondo in cui erano stati scavati; consistevano in vasi ed urne cinerarie di metallo e di vetro con geroglifici con molte monete portanti la maggior parte l’effige degli Imperatori Tiberio (14-37 d.C.) e Antonino Pio (138-161 d.C.) e varie casse di pietra, in una delle quali, con le ceneri, trovarono le insegne Reali della corona, dello scettro e della spada, indicanti che lì era stata tumulata la salma di un Re. Gli oggetti furono, a richiesta del proprietario, portati a Milano per sentire il parere degli esperti, ma non si ebbe altra risposta se non quella che i reperti fossero da attribuire a qualche nobile venuto in zona per divertirsi con la caccia”; non si sa’ dove siano finiti tutti questi reperti.
Da una lettera di Innocenzo III, scritta il 16 aprile 1199, all’Arcivescovo Filippo da Lampugnano, della quale ne parla anche il venerabile Sacerdote Carlo Bescapè, Vescovo di Novara (1550-1615) si conviene che nel XII secolo si chiamasse Besterpeno o Sterpeno cambiato poi in Stropino, come chiamasi tutt’ora. Il villaggio di Stropino fu quasi totalmente distrutto dal contagio della peste nel 1630 (detta del Manzoni), che colpì l’Italia Settentrionale dal 1629 al 1633. La massima diffusione del morbo nel Vergante avvenne nel 1630; il paese venne in seguito ripopolato da forestieri in maggior parte provenienti da Belgirate e specialmente della famiglia Falciola, che si rese benemerita. In seguito, arrivarono altre persone della famiglia Possi.
Al di sopra di Stropino, in direzione di Magognino, sorgeva un vecchio castello denominato Rubialdo, costruito dai conti di Biandrate nel secolo XII, epoca in cui i suddetti signoreggiavano anche nel Vergante. La zona è denominata Arsago e dalla popolazione, “Caslac” (Castellaccio).
Durante la peste del 1576 il villaggio di Locco, che faceva Comune a sé, sito a Nord- Ovest, ad un km da Stropino, fu letteralmente distrutto.
Non essendo più abitato, le vicine comunità di Stropino, di Carpugnino e di Vezzo si divisero il territorio, e Locco venne assegnato parte alla comunità di Stropino, parte alla comunità di Carpugnino e parte alla comunità di Vezzo.
Al di sopra di Stropino, tra la strada che porta a Magognino e la bocca di Arsago, è situato il “Mont Berg”; taluni asserivano che sia stata la corruzione di “Mons Belli” (Monte della guerra), così chiamato per uno scontro guerresco avvenuto sul suo lato Settentrionale verso Stropino e che al luogo della battaglia, cosparso di sangue, venisse dato il nome di Motta Rossa.
In questa località paludosa, attualmente chiamata Torbiera, nel 1871, vennero effettuati degli scavi ordinati da don Domenico Falciola, Parroco di Stropino, per estrarre la torba che fatta essiccare, veniva poi utilizzata come combustibile.
Anche nella piana, adiacente la strada che conduce a Calogna ed ora in parte adibita a campo da golf, veniva estratto tale materiale.
La torba si accumulava in suoli più o meno saturi d’acqua ed in assenza di ossigeno era lo stato iniziale della formazione del carbone.
In località Motta Rossa, è stato aperto nell’anno 1987, un campo da golf di 18 buche, denominato Golf Des Iles Borromèes. E’ posto in un paesaggio incantevole e gode di un panorama eccezionale verso i monti ed il Lago Maggiore.
Stropino, data la sua posizione a Sud-Ovest, gode di una buona insolazione e dei benefici per la vicinanza dei boschi di castagni, faggi e betulle.
Gli abitanti di Stropino sono chiamati “Shuk” (ceppi) o Strupashuk (strappa-ceppi), definiti tali in quanto è gente piuttosto cocciuta e determinata nell’ottenere ciò che vuole, a tutti i costi.
Entrando in paese, provenendo da Carpugnino, al secondo bivio e percorrendo Via Mazzini, è interessante dare uno sguardo al Vicolo Santa Barbara ed al Vicolo Chiuso e proseguire poi fino a Piazza L. Falciola. Intorno a queste viuzze tortuose, dove si alternano case sette/ottocentesche con ingressi e portici ad arco, ampi cortili interni, case più antiche, anguste, con tipiche caratteristiche medioevali, soprattutto nel luogo denominato “canton”, si incontrano cappelle votive e affreschi con sacre raffigurazioni.
Via Mazzini sbocca in Piazza A. Falciola dove sorge la Parrocchiale di San Grato.
Una caratteristica che si protrae da tempi lontani, è data dalla frequentazione della
piazza antistante la Chiesa da tanti bambini, sia residenti sia villeggianti, dove sono
soliti a incontrarsi la sera per giocare, portando allegria al paese.
Vicino alla Chiesa esiste anche un parco giochi, ben attrezzato, dove i bambini più piccoli, accompagnati dai loro genitori, hanno la possibilità di giocare in sicurezza.
Uscendo dall’abitato, verso Nord, si percorre la strada provinciale che scende a Stresa. Vi è anche la possibilità di raggiungere la bella località lacustre, a piedi, attraverso i sentieri in circa trenta minuti.
Lungo il percorso si potranno ammirare le caratteristiche dei paesi che si attraversano e godere del panorama del lago Maggiore con le sue isole Borromee.
Partendo dalla piazza principale, davanti alla Chiesa ed a Sud-Est, si raggiunge sia a piedi che in mountain bike la zona golf “Des Iles Borromeès”. Si può poi proseguire sino alla cima della Motta Rossa e godere di un panorama unico a 360 gradi che spazia dalla pianura del Ticino alle Alpi del Sempione, alla Svizzera, ai quattro laghi prealpini: Maggiore, Varese, Monate e Comabbio.
CHIESA DI SAN GRATO
La costruzione della Chiesa di San Grato ebbe inizio nell’anno 1812 sulle rovine del vecchio oratorio e si concluse nel 1824.
Fu eretta a Parrocchia, con il titolo di Rettoria, da Mons. Giacomo Filippo Gentile, Vescovo di Novara e dopo 14 anni di discussioni con la Parrocchia di Carpugnino, dalla quale dipendeva, il 3 maggio 1851 venne benedetta e dedicata a San Grato, Vescovo di Aosta, medesima intitolazione del precedente Oratorio.
Il primo Rettore fu don Domenico Falciola.
San Grato, di nazionalità greca, discendente di una illustre famiglia di capitani Lacedemoni, si dedicò alla vita monastica a Efeso (Atene).
La festa Patronale si festeggia ogni anno il 7 settembre, con Messa e processione, portando per le vie del paese la Statua del Santo; termina poi con l’incanto delle offerte.
I lavori nell’interno della Chiesa furono inizialmente realizzati con le elargizioni della popolazione; vennero successivamente completati grazie all’aiuto di un benemerito Stropinese, il signor Antonio Falciola, il quale aveva svolto in Savoia, con grande profitto, il mestiere di ombrellaio, tipico in tutto l’Alto Vergante.
Fu da lui donato anche l’altare maggiore in marmo, in sostituzione del precedente che si era ammalorato.
Alla sua prematura morte,16 gennaio 1865, lasciò esecutrice testamentaria la moglie Maria Brunet, la quale fece costruire, nell’anno 1866, il campanile, corredato da due campane ed abbellire la Chiesa e donando anche 440 lire per l’orologio.
L’interno della Chiesa è ben conservato, con statue di diversi Santi. Sul lato sinistro dell’altare maggiore si trova una tela del pittore Polini Giosuè, datata 1867, che raffigura San Grato; mentre sul lato destro vi è una tela raffigurante San Giovanni Evangelista con la Madonna che schiaccia il serpente.
Sull’altare laterale, dedicato a Sant’Antonio, si trova una tela raffigurante la deposizione di Gesù, con San Carlo e San Grato; sull’altare a fronte è collocata la statua dell’Immacolata Concezione; a lato un affresco di Maria Ausiliatrice, recentemente restaurato (24 maggio 2000).
Sul lato sinistro della navata centrale si trova una nicchia che racchiude la statua di San Grato, donata dal cav.Giovanni Tagini il 6 settembre 1908; sul lato destro la statua di San Fermo (Copatrono), donata da Falciola Giuseppe fu Celestino, il 21 agosto 1921.
Sulla parete a lato dell’altare di Sant’Antonio c’è una riproduzione su tela datata 1927 del pittore Paolo Giovanni Crida (nato a Graglia Biellese il 30 novembre 1886 e deceduto a Biella il 15 maggio 1967), che rappresenta Santa Rita da Cascia, donata dalla famiglia Possi Felice e Bienati Rita, nell’anno 1996. L’originale dell’opera si trova dietro l’altare maggiore nel Santuario di Santa Rita da Cascia, in Torino.
Paolo Giovanni Crida, negli anni trenta a Torino, vinse il concorso per un ritratto di Don Bosco, il fondatore dei Salesiani, e da allora la sua attività di artista rimase legata alla figura di questo Santo; tutte le opere nelle strutture salesiane nel mondo, sono unicamente di mano sua.
Il 22 maggio, si ricorda Santa Rita da Cascia, alla quale ci si rivolge per chiedere grazie che appaiono impossibili, ed in questo giorno si benedicono le rose, piante molto care alla Santa.
Alla fine dei suoi giorni, in inverno, Rita chiese ad una sua cugina, andata a farle visita, di portarle una rosa e due fichi dall’orto della casa paterna. La neve copriva ogni cosa ed era impossibile che una rosa sbocciasse in mezzo a quel manto candido, ma la parente l’assecondò, pensandola nel delirio della malattia. Rimase stupita nel vedere una splendida rosa sbocciata che raccolse e portò a Rita.
Si narra che la stanza si riempì del profumo di rosa e da allora, la rosa è il simbolo Ritiano per eccellenza e rappresenta la forza della Santa, che seppe rifiorire nonostante le “spine” che la vita le riservò, sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori.
E’ tradizione, ormai da tanti anni, che anche nella nostra Parrocchia si festeggi Santa Rita da Cascia con una funzione serale, alla quale partecipano molti fedeli anche dai paesi vicini, dove vengono benedette le rose raccolte.
Sopra l’organo si trova un curioso affresco che raffigura San Grato attorniato da militari festanti; sembrerebbe una benedizione per i militari Stropinesi che avevano partecipato alla guerra 1915/18, reduci da questo infausto evento.
Il 24 ottobre 1902 terminarono i lavori di tinteggiatura interna, eseguiti dal pittore Gaudenzio Zanotti di Armeno. Da uno scritto rinvenuto, si riporta qui di seguito il contenuto: “ I lavori della chiesa parrocchiale di Stropino, dipinta dal pittore Gaudenzio Zanotti di Armeno, sono terminati con soddisfazione generale. Ora chi desidera sia posto il suo nome nella lista degli offerenti, potrà mandare il suo obolo al Reverendo Parroco, don Falciola Domenico. A capo della lista che verrà esposta nella Chiesa il di’ 8 dicembre figurerà il nome di S.M. la Regina Margherita e quello di S.A.R. la duchessa di Genova, Madre.
Stropino, 24 ottobre 1902”.
Sulla parete esterna della Chiesa, lato destro, è ancora visibile una meridiana, anche se molto deteriorata.
A lato del campanile, era stata edificata una casa per l’abitazione del Parroco.
Nell’anno 1851 fu ceduta a Mons. Gentile, che l’adibì a Convento col nome di Pio Istituto delle Figlie di Maria, sotto la guida delle Suore Giuseppine di Novara, fino all’anno 1860, quando l’ordine fu spostato a Gozzano, e le religiose vennero sostituite dalle Suore Luigine, che aprirono questo Convento a ragazze bisognose di aiuto, per dare loro ospitalità e insegnamento.
Per quegli anni era una iniziativa importante e innovativa ed anche il Comune contribuì alle spese.
Nell’anno 1867, dette Suore vennero sostituite dalle Suore Benedettine di Voghera, le quali, ritirandosi l’anno successivo, 1868, lasciarono una maestra di loro fiducia, che continuò l’opera di insegnamento.
A fine secolo, il Convento venne alienato a privati e attualmente trasformato in appartamenti; questo immobile viene ancora chiamato in dialetto locale “Ca’ di Munigh” (casa delle Suore).
Antistante la suddetta Chiesa, fu costruito, nell’anno 1866, un edificio destinato a Casa Parrocchiale ed abitazione del medico, denominata Casa dell’Opera Pia.
Sulla facciata ci sono due lapidi marmoree: una con dedica al benefattore A. Falciola, al quale è stata intitolata la piazza, e l’altra con tutti i nomi dei soldati Stropinesi reduci dalla grande guerra.
Attualmente la suddetta casa è passata al Comune di Brovello ed è stata trasformata in un edificio con appartamento e sede della pro-loco locale.
Raccolta di informazioni, studi e tesi di laurea elencati in bibliografia.
Riordino cronologico degli eventi ed osservazioni a cura di:
Anna T. Marzagaglia-Silvio Tresoldi
Maria Angela De Giovannini-Giovanni Travaini
Marina Picena-Renato Marocco
Luglio 2025
Fotografie :
Luca Cornacchiari Fotografo
Anna T. Marzagaglia
BIBLIOGRAFIA
Vittorio Grassi- Carlo Manni
“il Vergante “
Lago Maggiore storia-paesaggi-itinerari
Alberti Libraio Editore-Intra 1990
Vincenzo De-Vit
“ Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee”
Opere varie, I-IV,
Prato 1875-78
Don Pier Antonio de Stefanis
“Memorie storiche su Carpugnino ed i suoi dintorni compreso Massino”
Dattiloscritto da Olografo 1878
Carlo Del Zoppo
“Cenni storici su Graglia e Brovello”
Parte prima: 1989
Francesco Possi-Giovanni Travaini
“Stropino”
s.l. 1979
Anna T. Marzagaglia-Giovanni Travaini
“Carpugnino ed il suo Romanico”
s.l. Novembre 2000
Don Giorgio Borroni
“Pastori sotto l’ombrello” (1948-1981)
Edizione della Stampa Diocesana novarese Srl- Giugno 1998
Paolo Crosa Lenz
“Mottarone Cusio e Vergante” Sentieri tra due laghi
Alberti Libraio Editore Verbania 2003
Alberto De Giuli-Pierangelo Caramella
“Archeologia dell'Alto Novarese”-
Antiquarium Mergozzo 1993.
Oliviera Calderini-Alberto De Giuli
“Segno e simbolo su elementi architettonici litici nel Verno-Cusio-Ossola”
Quaderni di cultura Alpina
Priuli & Verlucca Editori 1999
Archivio Borromeo-Isola Bella-Comuni (4784)-Graglia.
AA.VV.
“Lago Maggiore , Lago d’Orta” percorsi in bicicletta, a piedi, in Mountain Bike
Ta’Ra’Ra’2004
Vittorio Grassi-Giovanni Tondina
“Devoto passeger il capo china”
Andre Lazzarini Editore 2002
Claudio Colombo
“Le vigne del Mottarone”
Compagnia della Rocca Edizioni Ottobre 2023
Eugenio Manni
“Massino Visconti ed i suoi Lusciàt”
A.G.V. Varallo 1968
Giuseppe Buschini
“Nel Vergante dal Lago Maggiore alla collinna”
Leone Libreria Editrice
Stresa 1989
Bruna Giop-Grazietta Buttazzi
I Quaderni dell’Ecomuseo “ Gignese Museo dell’Ombrello e del Parasole”
Andrea De Luca Editore Luglio 2004
Roberto Corbella
“Celti”
Guide Macchione 2000
Ausilio Priuli
“Incisioni rupestri nelle Alpi”
Priuli & Verlucca Editori 1983
Fabio Copiatti-Elena Poletti Ecclesia
“Messaggi sulla Pietra”
Collana Documenta Parco Nazionale Valgrande 2014
Fabio Copiatti-Alberto De Giuli
“Sentieri antichi” Itinerari archeologici nel Verbano, Cusio, Ossola
Grossi-Domodossola 1997
Giulia Castelli Gattinara
Airone numero 221 settembre 1999
Editoriale Giorgio Mondadori
Si ringraziano per il supporto dato con la loro specifica competenza, la comune passione e gli utili suggerimenti:
- Dottoressa Elena Poletti Ecclesia - Archeologa, coordinatrice del Museo del Granito e Rete
Museale Alto Verbano, conservatrice archeologa del Museo Archeologico di Mergozzo,
tolare Aligraphis.
- Vittorio Grassi ricercatore locale, Presidente Società dei Verbanis.
- Professor Stefano Martinella -Storico dell'Arte Università Statale di Milano.
Quanto scritto, non vuole e non può essere definitivo ed esaustivo.
Sarà possibile ampliarlo, modificarlo ed arricchirlo venendo in possesso di altre informazioni e testi da parte degli scriventi.
E’ inoltre gradito ricevere dettagli, fotografie, notizie, da chi volesse, mettendosi in contatto con gli scriventi.
Modalita di Accesso
Libero
Dove
Piazza Don Grato Falciola - 28833
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Telefono:
0323929404
E-mail:
municipio@comune.brovellocarpugnino.vb.it
Pagina aggiornata il 21/01/2026 09:07:00
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