Graglia Piana è una frazione del Comune di Brovello Carpugnino, a 441 m s.l.m.
Confina a Sud con Brovello, a Nord con Carpugnino a Ovest con l'altura interamente boscosa del Monte Nocco (Barè) 702 m. A Est con campi e prati sino al torrente Grisana e alle pendici della Motta Rossa, “Monte Ber” 789 m (in celtico La Montagna). Questa pianura da sempre coltivata e usata come pascolo e prati per fienagione, è ora assai ridotta per l’ampliamento e la relativa asfaltatura della strada SP 34 dell'Alto Vergante nel 1974 e negli anni 80 per la costruzione dell'autostrada A26.
La tradizione popolare vorrebbe in questo luogo il laghetto di origine glaciale “Macheo”, mai però confermato da prove certe. Ancora negli anni ‘70 questa pianura presentava parti acquitrinose ed umide ed in primavera si colorava di bianco per i numerosissimi narcisi che venivano raccolti dai villeggianti e turisti.
Il nucleo storico è assai piccolo, ma negli ultimi vent'anni sono state costruite diverse case e villette, lungo l'antica strada interna al paese, sia verso la bella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo sia verso la frazione di Carpugnino.
Non si hanno notizie certe circa i primi insediamenti, si potrebbe presupporre l'esistenza di un villaggio palafitticolo visti i ritrovamenti a Brovello, quindi poco distanti, di reperti dell'Età del Bronzo. Lungo il sentiero che porta a Comnago, come attorno alla Motta Rossa e sopra Graglia a fianco della vecchia strada, si possono scorgere massi incisi con forme semisferiche denominate “cuppolle”, ancora oggi allo studio degli archeologi.
Il nome Graglia, deriverebbe dalla voce latina “Cra tagliun” o “Graia” che coincide in dialetto con il significato “siepe”.
L'attuale insediamento dovrebbe risalire all'epoca Gallo-Romana visti i ritrovamenti del 1978, che risalirebbero al I° secolo a.C. e I-II secolo d.C. in località “Pra d’la cavala”. Nel 1981 ne sono emersi altri, d’Età Romana Imperiale e, verso Sud vicino alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, sono state ritrovate alcune piccole strutture tombali vuote, realizzate in lastre di pietra. Pochi decenni fa, demolendo una vecchia casa di Graglia, si sono trovate monete d’oro di epoca spagnola.
Nel 1199, una sentenza di Papa Innocenzo III pone fine al contezioso, tra l'Abbazia di San Donato di Sesto Calende e l'Arcivescovo di Milano, per terreni della Corte di Baveno compresi quelli situati a “Gralia”.
Il documento del 1347 riferisce di possedimenti della Chiesa dei SS.Pietro e Paolo e, nel 1365, gli importanti Atti Sinodali tenuti a Novara dal Vescovo Monsignor Oldrado Maineri, citano il “Rector Presbiter Johannes” della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo.
Da un documento del 1380 ci perviene un elenco di beni dell'Arcivescovado di Milano in Graglia e Vergante.
Prima del 1562 vennero redatti gli Statuti di Graglia in sei capitoli con l'approvazione del Cardinale Carlo Borromeo e del fratello Conte Federico (1535-1562). Una copia era conservata nell’archivio pastorale della Chesa dei SS. Pietro e Paolo.
Le due pestilenze del 1576-1577 “peste di S. Carlo” e del 1630 “peste del Manzoni” descritta nei Promessi Sposi, falcidiarono la popolazione del paese, lo ridussero alla miseria ed ad un numero esiguo di abitanti.
Il gruppo di case, ora incrementato con nuove costruzioni, che si trova a metà tra la Chiesa dei SS.Pietro e Paolo ed il centro del paese è l’antico borgo chiamato “Borgomerigo”. Pochi anni fa era ancora visibile la scritta sul muro di una delle case, ed una di queste abitazioni proprietà di “Nonna Caterina”, veniva chiamata “Cà tess” in quanto la proprietaria tesseva la canapa.
Nelle visite pastorali della fine del Cinquecento, si indica l’ ”Ecclesia” di San Siro, ma non si hanno accenni sulla sua collocazione, come pure per una torre all'interno del paese.
Il centro di Graglia riserva ancora oggi scorci di un antico passato. Attorno alla Chiesa dei SS. Antonio e Giuseppe vi sono diversi edifici, alcuni ristrutturati, dove si possono riscontrare particolari architettonici medioevali. Costruzioni in sasso, poche ancora con tetto in beola, portali, finestrelle con inferriate, tipici balconi in legno con mensole pure in legno o in sasso. Un altro materiale frequentemente utilizzato è il granito, sia bianco che rosa, proveniente dalle vicine cave delle zone di Montorfano e di Baveno.
Inoltre, certi edifici ad uso collettivo, quasi sempre inseriti in una corte comune, ci parlano della vita di una comunità contadina che condivideva un forno per la panificazione, un'aula dove una sola maestra erudiva bimbi di diverse età ed un oramai raro essiccatoio per le castagne la “Cà d’la Grà” (casa del graticcio). Qui si sfruttava il calore ed il fumo prodotti dal camino ubicato nella stanza adibita a scuola, che fuoriuscendo nel sottotetto, non essendo presente il comignolo, essiccava le castagne poste su un graticcio apposito fatto in doghe di castagno. Le castagne secche venivano poi macinate per ottenerne la farina, indispensabile per l’alimentazione quotidiana. Da notare che anche la legna “il ciocc” per riscaldare la scuola, e quindi per essiccare le castagne, veniva portata giornalmente da ciascun alunno.
Questi graticci molto usati in tutta la zona e anche nell'Ossola, vista la presenza di una abbondante quantità di queste piante, sono ormai rari e caduti in disuso.
A fianco del locale destinato all’insegnamento ve ne é un altro, con soffitto a volta, adibito ad uso archivio comunale. Uno di questi cortili in particolare, fu proprietà per diversi decenni della famiglia De Stefanis, che ne preservò queste testimonianze.
Un edificio di rilevanza è la vecchissima casa parrocchiale, in località “Stallo di Bortino”, ora residenza privata, con il suo bel cortile con pergolato e gli ormai sbiaditi stemmi dipinti sulla facciata e seminascosti dall'intonaco; uno vescovile e uno nobiliare. Forse l’edificio apparteneva ad una famiglia facoltosa prima che alla parrocchia. A fianco di questa, lungo la via S. Giuseppe, vi è la residenza municipale di Graglia utilizzata a tal scopo dal 1800 ca., sino alla riunione dei comuni di Brovello, Graglia, Carpugnino e Stropino del 1928.
L'abitato di Graglia si trova a ridosso del Monte Nocco (Barè) e quindi gode dei salubri benefici della vicinanza dei boschi di castagni e betulle di questa collina e della possibilità di realizzare rilassanti passeggiate.
Percorrendo dal centro di Graglia la vecchia strada verso sud che porta alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo e quindi a Brovello, si incontra un sentiero immerso nel bosco che conduce sino al paese di Nocco. Proseguendo si raggiunge il Comune di Gignese.
Lungo il percorso, tra la vegetazione, si possono ammirare suggestivi panorami del Vergante e del Lago Maggiore e si trovano alcune cappellette, una dedicata alla Madonna della Cintura, rappresentata nell'affresco cinquecentesco nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo e venerata anche nel vicino complesso monumentale di San Salvatore a Massino Visconti. Altre due, dedicate ai Patroni di Graglia e di Nocco: San Pietro e Santo Stefano.
Sempre lungo la vecchia strada che conduce da Graglia a Brovello, vi è la località “la Selva” che negli anni 1950÷80, fu luogo di svago con gioco di bocce, carte, Jukebox, pista da ballo all'aperto e ristoro. Ora vi è una birreria che organizza feste, eventi e raduni.
Proseguendo in senso opposto verso Nord, si arriva in località “la Ruscia”, già territorio di Carpugnino, ed al ponticello sul torrente Grisana con la fonte di San Francesco, area ombrosa attrezzata.
In prossimità della pensilina dell’autobus di linea lungo la Provinciale, vi è il sentiero che porta attraverso i prati, nella parte pianeggiante del paese, al torrente Grisana, dove, nel tratto tra Carpugnino e Graglia, sfruttavano le sue acque ben sette Mulini per la macina di granaglie, per la fucina, per la canapa...
Proseguendo si raggiunge il paese di Comnago.
CHIESA DI SS. ANTONIO E GIUSEPPE
Si potrebbe ipotizzare che l'attuale edificio sorga nello stesso luogo dell'antico Oratorio di San Siro indicato a fine Cinquecento nei documenti relativi alle visite pastorali. Solo scavi archeologici potrebbero risolvere questi interrogativi. In onore del Santo si svolgeva però una processione, il 17 maggio, istituita forse per voto di scampato pericolo per qualche epidemia (dagli atti di vista di Monsignor Bescapè nel 1595).
San Siro ( St.Syri IV secolo- Pavia IV secolo) è patrono di Pavia e ne fu il suo primo vescovo. La sua storia ci è stata tramandata da un manoscritto “de Laudibus papiae” (1330).
La Chiesa dei SS. Antonio e Giuseppe, che sorge nel vecchio centro abitato di Graglia, fu costruita dopo la progressiva separazione dalla Matrice, la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, delle località Comnago, Nocco e Brovello soggette alla stessa.
Con concessioni del 1605 del Vescovo Monsignor Bescapè, si staccò dalla Matrice Comnago, del 1633 con il Vescovo Gian Pietro Volpi, Nocco e solo con quella del 1839 con Cardinale Morozzo, Brovello.
La lontananza dal centro abitato e la riduzione a sola parrocchia di Graglia e Brovello, consigliarono la popolazione di dotarsi di una chiesa nel centro del paese di dimensioni più piccole, più consona alle esigenze celebrative soprattutto durante i mesi invernali. Dal 1724 alcune funzioni religiose dalla Matrice, si celebrarono quindi nella nuova chiesa dedicata ai SS. Giuseppe ed Antonio.
In seguito con uno scritto, si richiedeva e si otteneva dal Vescovo la proroga, per altri 5 anni, per poter conservare il Santissimo Sacramento nell'Oratorio di San Giuseppe, nonché di poter far svolgere, durante l'inverno, tutte le funzioni parrocchiali.
Maggiori notizie si ricavano da una lettera, del 1786, inviata alla vice-intendenza di finanza, dove risulta l'atto di erezione dell'Oratorio dei SS. Giuseppe ed Antonio, del 5 marzo 1724, contemplava l'obbligo del pagamento, da parte della comunità, per la celebrazione di tre messe.
In un inventario redatto nel 1790-1792, l’edificio religioso, oltre a comparire nella cosiddetta “Mappa di Maria Teresa d’Austria” ,(Catasto Teresiano 1718-1760) viene specificato che in Brovello vi sono due edifici religiosi: l’Oratorio di S.Rocco in Brovello, e “..l'Oratorio di Graglia dedicato a San Giuseppe, e questo non ha contratto alcuno, e viene sostentato dalle oblazioni dei benefattori..”.
Si ha poi notizia di restauri effettuati nel 1791 e nel 1845. Da una relazione del 1879 risulta che le spese per l'orologio e l'oratorio fossero a carico della
comunità.
Ultima fonte disponibile é la relazione del Parroco Pio Vesci, del 1909 “... vi è l'Oratorio di San Giuseppe nel centro dell'abitato; in esso si dice abitualmente la Messa nei giorni feriali e nelle Domeniche Ordinarie si canta in esso il Vespro e si dà la benedizione. Quando nell’inverno non è praticabile la strada che conduce alla Parrocchiale, vi si canta pure la Messa Solenne. In esso si conserva il Santissimo Sacramento per uso della Parrocchia. Il comune sarebbe obbligato, da istrumento del 5/3/1724, a rogito Giovanni Francesco de Donatis, a fare celebrare tre messe lette, ma ancora attualmente corrisponde solo lire tre: quanto ne dava in passato. Il parroco attuale ha ritrovato questo oratorio nello stato più indecente, a causa della cattiva copertura di esso, e della conseguente inveterata umidità.
Finora venne provvisto soltanto a rimuovere totalmente la copertura del tetto, con una spesa di otto mile lire. Si spera di aver presto i mezzi per provvedere un altare nuovo in marmo; per fargli dare internamente una tinta nuova ad ornati, e di fuori una buona intonacatura, rendendolo così decente quale si conviene alla casa di Dio...”.
Possiamo notare il divario tra l'esborso per le esigenze di tali edifici e le possibilità di una esigua popolazione che aveva due edifici religiosi da mantenere decorosamente.
Di quanto auspicato dal Parroco Pio Vesci nel 1909, i lavori eseguiti furono l'intonaco dei muri esterni, la tinteggiatura di quelli interni e la dotazione nel presbiterio di un altare in marmo.
La copertura che doveva essere in piode, vista la sezione delle capriate, era stata smantellata e si era optato per l’utilizzo di laterizio, meno costoso e di più facile posa.
Nel 2000 il tetto presentava gli stessi problemi del 1909 e così pure le pareti interne ed il piccolo campanile, seriamente ammalorati dalle infiltrazioni di acqua. Si poté finalmente provvedere al rifacimento della copertura, dei serramenti e delle decorazioni pittoriche sulle pareti interne.
La Chiesa pur essendo di piccole dimensioni è ora decorosa e ospitale. Si affaccia con il suo portico su una piazzetta dove per la festa di Sant'Antonio Abate, protettore degli animali, il 17 gennaio di ogni anno, dopo la celebrazione liturgica, si può partecipare all'incanto delle offerte. Da alcuni anni la Pro-Loco del comune di Brovello-Carpugnino mette a disposizione lo spazio feste per la benedizione degli animali e dei mezzi agricoli. La festa termina con il momento di convivialità del pranzo.
L'edificio religioso è composto da una sola navata, con abside orientata verso Nord. Sul fianco ad Est vi è un piccolo locale adibito a Sacrestia e sul fianco Ovest un volume ospita l'Altare della Vergine; questi due volumi non sono stati oggetto di interventi di restauro nell'anno 2000. Alle pareti laterali sono appesi due quadroni che rappresentano Il Martirio di S.Lucia ed il Transito di San Giuseppe, patrono della buona morte, tema iconografico molto diffuso ed in sintonia con la dedicazione della chiesa.
La piccola sede campanaria si eleva per pochi metri al di sopra della falda di copertura posta ad Est. Curioso l'accesso al sottotetto ed al campanile tramite una lunghissima scala a pioli in legno che dal fianco destro dell'ingresso raggiunge un foro circolare praticato nella volta del soffitto.
Raccolta di informazioni, studi e tesi di laurea elencati in bibliografia.
Riordino cronologico degli eventi ed osservazioni a cura di:
Anna T. Marzagaglia-Silvio Tresoldi
Maria Angela De Giovannini-Giovanni Travaini
Marina Picena-Renato Marocco
Luglio 2025
Fotografie :
Luca Cornacchiari Fotografo
Anna T. Marzagaglia
BIBLIOGRAFIA
Vittorio Grassi- Carlo Manni
“il Vergante “
Lago Maggiore storia-paesaggi-itinerari
Alberti Libraio Editore-Intra 1990
Vincenzo De-Vit
“ Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee”
Opere varie, I-IV,
Prato 1875-78
Don Pier Antonio de Stefanis
“Memorie storiche su Carpugnino ed i suoi dintorni compreso Massino”
Dattiloscritto da Olografo 1878
Carlo Del Zoppo
“Cenni storici su Graglia e Brovello”
Parte prima: 1989
Francesco Possi-Giovanni Travaini
“Stropino”
s.l. 1979
Anna T. Marzagaglia-Giovanni Travaini
“Carpugnino ed il suo Romanico”
s.l. Novembre 2000
Don Giorgio Borroni
“Pastori sotto l’ombrello” (1948-1981)
Edizione della Stampa Diocesana novarese Srl- Giugno 1998
Paolo Crosa Lenz
“Mottarone Cusio e Vergante” Sentieri tra due laghi
Alberti Libraio Editore Verbania 2003
Alberto De Giuli-Pierangelo Caramella
“Archeologia dell'Alto Novarese”-
Antiquarium Mergozzo 1993.
Oliviera Calderini-Alberto De Giuli
“Segno e simbolo su elementi architettonici litici nel Verno-Cusio-Ossola”
Quaderni di cultura Alpina
Priuli & Verlucca Editori 1999
Archivio Borromeo-Isola Bella-Comuni (4784)-Graglia.
AA.VV.
“Lago Maggiore , Lago d’Orta” percorsi in bicicletta, a piedi, in Mountain Bike
Ta’Ra’Ra’2004
Vittorio Grassi-Giovanni Tondina
“Devoto passeger il capo china”
Andre Lazzarini Editore 2002
Claudio Colombo
“Le vigne del Mottarone”
Compagnia della Rocca Edizioni Ottobre 2023
Eugenio Manni
“Massino Visconti ed i suoi Lusciàt”
A.G.V. Varallo 1968
Giuseppe Buschini
“Nel Vergante dal Lago Maggiore alla collinna”
Leone Libreria Editrice
Stresa 1989
Bruna Giop-Grazietta Buttazzi
I Quaderni dell’Ecomuseo “ Gignese Museo dell’Ombrello e del Parasole”
Andrea De Luca Editore Luglio 2004
Roberto Corbella
“Celti”
Guide Macchione 2000
Ausilio Priuli
“Incisioni rupestri nelle Alpi”
Priuli & Verlucca Editori 1983
Fabio Copiatti-Elena Poletti Ecclesia
“Messaggi sulla Pietra”
Collana Documenta Parco Nazionale Valgrande 2014
Fabio Copiatti-Alberto De Giuli
“Sentieri antichi” Itinerari archeologici nel Verbano, Cusio, Ossola
Grossi-Domodossola 1997
Giulia Castelli Gattinara
Airone numero 221 settembre 1999
Editoriale Giorgio Mondadori
Si ringraziano per il supporto dato con la loro specifica competenza, la comune passione e gli utili suggerimenti:
- Dottoressa Elena Poletti Ecclesia - Archeologa, coordinatrice del Museo del Granito e Rete Museale Alto Verbano, conservatrice archeologa del Museo Archeologico di Mergozzo, titolare Aligraphis.
- Vittorio Grassi ricercatore locale, Presidente Società dei Verbanisti.
- Professor Stefano Martinella -Storico dell'Arte Università Statale di Milano.
Quanto scritto, non vuole e non può essere definitivo ed esaustivo.
Sarà possibile ampliarlo, modificarlo ed arricchirlo venendo in possesso di altre informazioni e testi da parte degli scriventi.
E’ inoltre gradito ricevere dettagli, fotografie, notizie, da chi volesse, mettendosi in contatto con gli scriventi.